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Quando in rosa è il dolore. Cosa è la dismenorrea primaria (dolori mestruali)

Il dolore mestruale ricorrente, noto anche come dismenorrea primaria, è uno dei disturbi ginecologici più comuni e sottovalutati che colpisce le donne mestruate. Sebbene i sintomi e l’impatto possano variare notevolmente, è definito da crampi nella parte inferiore dell’addome e dolore che si irradia alla parte bassa della schiena e alle cosce. In alcuni casi è accompagnato anche da nausea, feci molli, vertigini, ecc. 

Noi di 4 WOMAN HEALTH dedicheremo al dolore femminile un ampio spazio e affronteremo la dismenorrea sotto vari aspetti, vista la sua alta diffusione e l’impatto che ha sulla vita delle donne che ne soffrono. 
 

La dismenorrea è un problema che accomuna molte donne. Ci accompagna fin dalla adolescenza, iniziando a tormentarci dalla prima mestruazione (menarca) per non  lasciarci neppure quando diventiamo adulte. Di solito si presenta con un’ampia gamma di sintomi fisici, come mal di testa, vertigini, stanchezza, diarrea, crampi e sudorazione.  

Crampi e dolore alla parte bassa del ventre sono i sintomi più tipici

La dismenorrea è la causa dell’1-3% dei casi di assenteismo a scuola e al lavoro, che si traduce in una perdita di 600 milioni di ore all’anno e l’equivalente di 2 miliardi di dollari negli Stati Uniti. L’impatto è tale che la  Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) sta promuovendo un  questionario on line  scientificamente validato per le adolescenti che soffrono di disturbi mestruali, così da poter avere un censimento real life del fenomeno: Dolore e Ciclo Mestruale.

 

La condizione è molto diffusa, con un’incidenza che varia dal 45% al 97% in gruppi di età e nazionalità diverse. La causa più accertata alla base di questa spesso seria patologia è legata ad un aumento aberrante della sintesi delle prostaglandine ad attività vasoattive nell’endometrio che determinano un’iperattività del miometrio (componente muscolare dell’utero), un’ischemia del tessuto uterino che provoca il dolore mensile.

 

La dismenorrea ha un profondo impatto negativo sulla qualità della vita (QoL) delle donne che ne soffrono attraverso danni fisici, sociali, psicologici ed emotivi. Nel corso della vita, l’impatto accumulato di queste sfide continue può limitare il raggiungimento dei propri obiettivi, tra cui l’istruzione o la carriera, le relazioni sociali e la creazione di una famiglia.  

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito questa problematica della salute riproduttiva “una patologia trascurata”. Paesi come la Spagna hanno introdotto il congedo mestruale, ovvero l’astensione lavorativa, per le donne che soffrono di “ciclo” doloroso. In Italia esiste una proposta di legge ed il dibattito è in corso. Questo perché il dolore, l’interruzione della normale vita quotidiana e la minore qualità della vita stessa, nelle donne con dismenorrea primaria, sono caratteristiche paragonabili a quanto si riscontra nelle malattie croniche come l’asma o l’emicrania

Gestire la patologia con la corretta terapia è fondamentale sia per ridurre il dolore che per migliorare la QoL, che influisce sulle ore perse ed inefficienti a lavoro così come nello studio, ma anche per limitare l’effetto che il dolore esercita sul tono dell’umore, con manifestazioni che vanno dai più semplici sbalzi di umore fino a vere e proprie sindromi depressive. 


La
diagnosi è essenzialmente clinica. Si basa principalmente sulla propria storia clinica e sull’esame fisico. A volte possono servire indagini più approfondite per permettere di escludere cause secondarie del dolore come nel caso dell’endometriosi. 

DA DOVE ORIGINA IL DOLORE?

La dismenorrea è dovuta a una intensa vasocostrizione che determina crampi pelvici, che iniziano tipicamente alcune ore prima dell’inizio del sanguinamento (mestruazione) e possono durare per diverse ore o giorni dopo l’inizio della mestruazione. Il dolore ha origine nel basso addome e può estendersi alla zona lombo-sacrale della schiena fino alle cosce. Il dolore è stato anche spiegato come un ciclico stiramento della membrana che riveste gli organi addominali e pelvici detta peritoneo (membrana sierosa, sottile e per lo più trasparente che riveste gran parte degli organi addominali) che circonda in questo caso l’ovaio, e che comporta anche impulsi nervosi legati alla contrazione dell’utero. Questo meccanismo spiega anche manifestazioni concomitanti alla dismenorrea come: 

  • cambiamenti nelle abitudini dell’alvo (ovvero come funziona il nostro intestino)  
  • nausea 
  • spossatezza 
  • vertigini e mal di testa  

L’immagine riportata mostra sinteticamente i complessi meccanismi che sono alla base della dismenorrea primaria. In particolare, il calo del progesterone, che precede la mestruazione, causa a livello dell’endometrio uno stato di infiammazione che può portare direttamente alla dismenorrea. Il rilascio da parte delle cellule dell’endometrio di particolari enzimi porta alla produzione di fattori dell’infiammazione come l’acido arachidonico, a sua volta convertito dalla ciclossigenasi (COX) in prostaglandine (PGE2 e PGF2alfa). Anche queste sostanze sono responsabili dell’infiammazione, del dolore e delle contrazioni dell’utero.

Il Progesterone è l’ormone prodotto nelle donne dal corpo luteo, ghiandola temporanea che si forma nell’ovaio nella sede in cui è stato rilasciato l’ovulo. Nel caso in cui la fecondazione non avviene, il livello del progesterone cala dando luogo alla mestruazione. Si riavvia così un nuovo ciclo.  

I fattori di rischio maggiormente associati alla dismenorrea sono: 

  • Fumo  
  • Età  
  • Peso corporeo: sovrappeso o obesità  
  • Nulliparità (assenza di figli) 
  • Flussi mestruali abbondanti e perduranti 
  • Familiarità per dismenorrea (presenza in famiglia di altri casi)

COME SI FA LA DIAGNOSI?

Una valutazione approfondita della paziente è essenziale per differenziare le cause potenziali della dismenorrea in modo da poter gestire il trattamento personalizzandolo su ogni singola paziente. 


Esami strumentali e di laboratorio sono d’aiuto per differenziare la dismenorrea primaria da quella legata ad altre cause (dismenorrea secondaria) come nel caso del dolore da endometriosi.
 


Quali
esami potrebbe richiederti il ginecologo? 

  • Ecografia pelvica transvaginale o addominale (potrebbe rilevare la presenza di  fibromi, miomi oppure la presenza di  endometriosi), a cui eventualmente associare la flussimetria 
  • Isteroscopia, per escludere la presenza di polipi endometriali 
  • Emocromo completo e valutazione del livello ormonale ( esami di base come FSH, LH, Progesterone, Estradiolo, Prolattina) 
  •  Esami per la funzionalità renale ed epatica 
  • Risonanza magnetica nucleare (RMN), solo in casi selezionati e come esame diagnostico di secondo livello

Il dolore ciclico mestruale non dovrebbe essere un taboo e nessuna ragazza o donna dovrebbe essere lasciata sola a combattere contro il dolore che ciclicamente si presenta. A tal fine sarebbe utile trattare l’argomento con programmi educativi specifici per contribuire a creare un ambiente in cui la dismenorrea non sia più una patologia stigmatizzata. Le iniziative di sensibilizzazione e l’aumento delle conoscenze su questa patologia dovrebbero essere multidisciplinari, utilizzare un linguaggio inclusivo sulla diversità di genere oltre che dovrebbero tener conto delle diversità culturali. Pertanto, se soffri di dismenorrea non devi considerarti “diversa” ma affrontare l’argomento con chi ti è vicino, chiedendo aiuto al tuo ginecologo o al tuo medico di fiducia. Insieme troverete una soluzione che ti aiuterà ad avere una migliore qualità di vita.  

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