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Oncofertilità. Preservare la propria fertilità al di la’ del cancro

Affrontare una diagnosi di cancro è un’esperienza che stravolge la vita di chiunque, e per le donne, spesso arriva con l’ulteriore preoccupazione di come i trattamenti medici e chirurgici influenzeranno la possibilità di poter dare la vita in futuro. Di poter essere un giorno madre. Quando ti viene diagnosticato un cancro, il viaggio da percorrere è lungo, pieno di paure, incertezze e sfide. Cosa accadrà alla mia fertilità? Potrò essere un giorno madre? Sarò sterile? Domande frequenti e naturali. La paura di cosa accadrà ha un impatto psicologico ed emotivo estremamente importante. L’impatto è poi, tanto più sentito, in quelle giovani donne che non hanno ancora avuto la possibilità di iniziare o completare il proprio percorso di pianificazione famigliare. Qui però entra in gioco l’oncofertilità, ovvero quella branca relativamente nuova della medicina, dedicata a preservare la fertilità delle pazienti oncologiche.

L’oncofertilità è quell’area specializzata della medicina che si trova all’intersezione tra oncologia e medicina riproduttiva. L’oncofertilità offre alle donne speranza e opzioni, consentendo loro di considerare possibile il loro futuro riproduttivo anche mentre intraprendono trattamenti salvavita contro il cancro.

GRAVIDANZA DOPO IL CANCRO UN BINOMIO POSSIBILE

Per molti anni, si è creduto che le donne a cui era stato diagnosticato il cancro non potessero pensare ad una gravidanza in sicurezza a causa di una potenziale recidiva del cancro, in particolare nei casi di tumori ormono-sensibili. Fortunatamente, la scienza ha finalmente dato speranza a molte donne che un tempo temevano di non poter mai diventare madri e oggi abbiamo la sicurezza che, dopo aver completato i trattamenti per la cura del cancro e aver atteso un giusto periodo di osservazione, è possibile per queste donne cercare di perseguire una gravidanza.

Resta inteso che una gravidanza, in una donna che supera un tumore, richiede un monitoraggio più attento.

In Italia sono in aumento, tra le donne più giovani, le diagnosi di tumore. In particolare, aumentano le forme di tumore al seno, alla tiroide, al colon-retto, al collo dell’utero e alla pelle con il melanoma.

Nel 2023 in Italia sono state registrate circa 395.000 nuove diagnosi di tumore:

Grazie alla ricerca scientifica oggi circa il 50% di chi si ammala, guarisce con o senza conseguenze invalidanti. Per il restante 50% una parte riesce a vivere più o meno a lungo cronicizzandosi e una parte purtroppo non ce la fa e muore.

Considerando quante donne si ammalano, è importante una corretta informazione sulla conservazione della fertilità come parte integrante di un percorso di cura completo.

TECNICHE DI PRESERVAZIONE DELLA FERTILITÀ FEMMINILE

La preservazione della fertilità femminile si avvale di diverse metodiche. La tecnica più appropriata dipende dall’età della paziente, dalla presenza o meno di un partner, dal tipo di cancro, dalla riserva ovarica e dall’urgenza di iniziare il trattamento contro il tumore. La scelta finale dovrà essere attentamente valutata e discussa tra il team medico multidisciplinare e la paziente.

Il 9 maggio 2024 sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale le Linee guida contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (DMS 20.03.24) del Ministero della Salute che riporta quanto segue circa le metodiche eseguibili. “La preservazione della fertilità femminile può essere  eseguita attraverso la criopreservazione ovocitaria, e/o la  criopreservazione 

del  tessuto  ovarico.  La  soppressione  ovarica  con   analoghi   e antagonisti del GnRH può essere proposta nei casi in cui le tecniche di criopreservazione non siano applicabili o  anche  in  combinazione alle tecniche di criopreservazione per  preservare  la  funzionalità ovarica. È compito  dello  specialista  inquadrare  dal  punto  di  vista 

clinico-diagnostico la/e strategia/e migliore/i  per  preservare  la 

fertilità femminile.” 

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Congelamento degli ovociti o criopreservazione ovocitaria

È la tecnica standard, e la più utilizzata per preservare la fertilità. Comporta una stimolazione ormonale per produrre un numero maggiore di ovuli, che poi vengono recuperati e congelati. Il successo di questa tecnica è strettamente correlato all’età della donna.

Sebbene altamente efficace, questo metodo richiede di ritardare il trattamento del cancro di alcune settimane per consentire la necessaria stimolazione ormonale e il prelievo degli ovociti.

Indicata nelle donne con adeguata riserva ovarica (<40 anni).

Il Successo è correlato all’età:
> del 40% in donne con età inferiore ai 35 anni
< 30% in donne con età fra i 35-40 anni
Scarso o basso in donne oltre i 40 anni

Non è indicata quando il tempo è prezioso, e non è possibile posticipare il trattamento oncologico

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Congelamento degli embrioni o criopreservazione embrionale

Tecnica simile al congelamento degli ovociti. Questo metodo prevede la fecondazione degli ovuli con lo sperma, per poi congelare gli embrioni risultanti.

In Italia questa tecnica, nel caso di preservazione della fertilità in pazienti oncologiche, non è consentita.

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Congelamento o criopreservazione del tessuto ovarico

Per le donne che devono iniziare immediatamente il trattamento contro il tumore, il congelamento del tessuto ovarico è l’opzione ideale.

Questa procedura prevede il prelevamento chirurgico del tessuto ovarico, e il successivo congelamento. Tal tessuto può essere successivamente reimpiantato dopo il trattamento. Questo metodo è particolarmente adatto per le donne più giovani e non richiede stimolazione ormonale, il che lo rende una scelta eccellente nel caso di tumori particolarmente aggressivi.

Questa tecnica inoltre è l’unica opzione per le pazienti che non hanno ancora raggiunto la pubertà 

Tecnica d’elezione nelle donne con età <36 anni che necessitano di un inizio immediato del trattamento oncologico

Non richiede stimolazione ormonale

Unica tecnica per bambine prepuberi

Successo correlato all’età e all’esperienza del centro di riferimenti

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Chirurgia di Trasposizione Ovarica (Ovaropessi)

La trasposizione mediante chirurgia delle gonadi femminili al di fuori della cavità pelvica, può essere effettuata nella paziente in cui è prevista una terapia radiante della pelvi, e consiste nell’allontanare le ovaie dal campo di irradiazione, per evitarne l’esposizione diretta agli effetti della radioterapia evitando così i gravi danni che la stessa può provocare alle gonadi.

La tecnica, se è vero che riduce l’esposizione ovarica alle radiazioni, non sempre riesce a garantire una valida protezione dal danno nocivo delle stesse.

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Soppressione ovarica temporanea con analoghi e antagonisti dell'GnRH (LHRH).

Tale metodica può essere proposta nei casi in cui le tecniche di criopreservazione non siano applicabili o anche in combinazione alle tecniche di criopreservazione per preservare la funzionalità ovarica.

Tali farmaci riducono la tossicità chemio-dipendente al livello ovarico in quanto inducono uno stato di menopausa iatrogena temporanea (i farmaci sopprimono la funzione ovarica) riducendo di conseguenza l’effetto tossico della terapia contro il cancro. Questo approccio riduce sia il rischio di un danno ovarico sia di incorrere in una menopausa precoce 

Tale metodo è utilizzato generalmente, in combinazione con altri metodi di conservazione della fertilità piuttosto che come soluzione autonoma.

Per riserva ovarica si intende il numero e la qualità degli ovociti che in quello specifico momento sono presenti nelle ovaie della donna. La riserva ovarica è un indicatore della fertilità della donna femminile e della sua capacità di concepire. Questa tende a diminuire naturalmente con l’età, con una riduzione più significativa dopo i 35 anni. Valutare la riserva ovarica è importante quando si deve affrontare una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), quando si desidera preservare la fertilità a scopi di social freezing o quando si deve essere sottoposte a trattamenti oncologici.

IMPATTO PSICOLOGICO E SUPPORTO

Affrontare la potenziale infertilità, come la conseguenza dovuta al trattamento oncologico, ha un impatto psicologico profondo

Per molte donne, l’idea di perdere la capacità di concepire naturalmente può portare a sentimenti di dolore, ansia e perdita della propria identità di donna. In Italia, in particolare, la forte influenza religiosa porta le donne, che non possono realizzare il proprio desiderio di maternità, a sentirsi incomplete e inadeguate. Tale impatto emotivo è particolarmente accentuato nelle donne che non hanno ancora intrapreso, o completato, il loro progetto di costruzione di un nucleo famigliare.

 

Preservare la fertilità va pertanto oltre gli interventi medici e, per affrontare queste sfide emotive, è necessario un supporto psicologico strutturato a 360°.

Le donne fertili che affrontano un cancro dovrebbe essere aiutate attraverso un counseling adeguato sia per elaborare le proprie emozioni sia per esplorare le varie opzioni nell’ambito della preservazione della fertilità al fine di poter prendere decisioni informate sul proprio futuro riproduttivo.

Il counseling multidisciplinare può aiutare le donne, e i loro partner, a comprendere e affrontare al meglio le mille emozioni e i dubbi, che naturalmente insorgono durante questo complesso periodo.

Vuoi saperne di più? Vuoi ricevere maggiori informazioni? Ti puoi rivolgere ad una delle associazioni pazienti e volontariato come l’Associazione Gemme Dormienti Onlus, alla F.A.V.O (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) oppure puoi rivolgerti direttamente ad un centro di riferimento per la Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità, dove ti forniranno tutte le informazioni per poter Preservare la Tua Fertilità.

Se vuoi accedere alla lista dei Centri di riferimento del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita (RPMA) dell’Istituto Superiore di Sanità basta Cliccare qui

SFIDE NELL'ACCESSO ALLE CURE PER L'ONCOFERTILITÀ

Affrontare la potenziale infertilità, come la conseguenza dovuta al trattamento oncologico, ha un impatto psicologico profondo

Nonostante i progressi nel campo dell’oncofertilità, l’accesso a questi servizi rimane una sfida per molte donne.

In Italia, solo il 20% circa delle donne che ricevono una consulenza sull’oncofertilità procede con una tecnica di preservazione della fertilità.

Questa bassa percentuale è dovuta a un insieme di fattori, tra cui la mancanza di informazioni, l’urgenza di iniziare il trattamento antitumorale, la ancora scarsa consapevolezza di informazioni sulle opzioni disponibili, le barriere logistiche e non ultime le barriere finanziarie.

 

Preservare la fertilità nelle donne colpite da tumore non riguarda solo la possibilità di avere dei figli ma offre, a tutte le donne, in età fertile o prepubere, che affrontano il cancro, di poter guardare al futuro con una speranza in più e una identità femminile più forte. Fornire alle donne ( o alle mamme di quelle bambine, che un giorno saranno donne) la giusta conoscenza, il supporto e le risorse di cui hanno bisogno, dovrebbe essere un dovere istituzionale e delle società scientifiche che permetterebbe loro di prendere decisioni in linea con i loro valori e obiettivi di vita. Garantire a tutte queste donne, o giovani donne l’accesso alle cure per preservare la loro fertilità è un passo fondamentale verso un trattamento del cancro più compassionevole e olistico, che riconosca l’intero spettro delle esigenze di una donna durante e dopo il suo percorso e la sua battaglia contro di cancro.

Una maggiore attenzione da parte degli oncologi e un’informazione accurata rivolta ai pazienti sono passi essenziali per aumentare il numero di donne (e di uomini) che scelgono di avvalersi di queste strategie. Inoltre, c’è bisogno di percorsi più strutturati e di équipe multidisciplinari all’interno dei sistemi sanitari per garantire un’assistenza tempestiva e coordinata.

È essenziale che politica, istituzioni sanitarie e società scientifiche collaborino per garantire che ogni donna abbia la possibilità di preservare la propria fertilità, nonostante una diagnosi.

Leggi dal 16° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, 2024 il capitolo 31° Oncofertilità̀ nella donna e modalità̀ d’accesso</ a cura di M. G. Razeti e M. Lambertini.

Leggi la Brochure informativa per la preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche realizzata dal Registro Nazionale della PMA dell’ISS (aggiornamento del 2021).

Proteggi oggi la tua fertilita’ dal cancro, per realizzare domani il tuo sogno di essere madre

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